Nata a Cosenza il 28 dicembre del 1968, da Nicola Santelli, funzionario, e da Imperia Pagliuso, docente di Filosofia, Jole è la prima di tre sorelle a cui è molto legata, così come ai tre nipoti che ama avere intorno e che hanno precedenza assoluta nel suo cuore. Per lei la famiglia resta “la base di partenza e l’approdo di ritorno, sempre”.

Laurea in Legge alla Sapienza a soli ventuno anni, ha iniziato pratica legale in diritto penale presso lo studio Siniscalchi, per poi dedicarsi al diritto di famiglia negli Studi legali Lagostena Bassi e al diritto societario nello Studio Previti di Roma.

Sin da piccolissima la sua grande passione è stata la politica iniziata nelle piazze dove andava in compagnia del nonno e dello zio Giacomo Mancini, a seguire gli accesi comizi elettorali nella provincia degli anni Settanta.

Dopo una breve parentesi professionale come consulente per un’importante multinazionale americana, è entrata nell’Ufficio legislativo del Senato dove si è subito distinta per impegno e passione. Tra i tanti disegni di legge a cui ha lavorato in questo periodo di consulenza legale per il gruppo Forza Italia al Senato, e poi anche alla Camera, tiene particolarmente all’iter di modifica dell’art.111 della Costituzione per “Il giusto processo”, ciò che ancora oggi, a parer suo “deve e può essere considerato caposaldo e inizio per una riforma della giustizia italiana”.

Iscritta a Forza Italia dal 1994, coordina il Dipartimento giustizia del partito. È in questa veste che nel 1996 farà un incontro decisivo, che la segnerà nella formazione politica e umana, quello con Marcello Pera con il quale collaborerà fino al 2001 all’interno della Commissione Giustizia. “La resistenza alle obiezioni appresa da mia madre, – racconta Jole –  insieme al rigore della logica, la forza della dialettica e la ricerca della radice del problema, è questo stesso approccio che ho ritrovato nel rapporto professionale con Pera, epistemologo prestato alla politica, una persona superiore, moralmente e intellettualmente”.

Arriva il 2001 e la prima affermazione elettorale di Jole Santelli, eletta col sistema maggioritario nella circoscrizione del Tirreno cosentino dove vince con la più alta percentuale di consensi di tutta la Calabria.

Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia nel 2001, lo rimarrà fino al 2006.

“Ricordo come significativo, di quel primo periodo di attività di governo, il bellissimo lavoro dedicato alla “Legge sulla Tratta”, frutto di una proficua ed edificante collaborazione con Anna Finocchiaro. Così come la riforma dell’affido condiviso, una battaglia portata avanti con Maurizio Paniz, e poi, ancora, il grande lavoro svolto per le carceri e per i minori, quando applicammo agli istituti penitenziari minorili la responsabilità sociale d’impresa, voluta da Roberto Maroni e per la prima volta applicata alla pubblica amministrazione. Un accordo sperimentale grazie al quale le biblioteche, le palestre, i corsi d’informatica entrarono nei luoghi degli ultimi”.

È durante la sua prima legislatura (2001/2006) che si occuperà di organizzare il decennale della morte del giudice Falcone e, accorgendosi della completa assenza di un ricordo a lui dedicato all’interno del Ministero, fece realizzare lo scudo greco che troneggia, ancora oggi, nell’atrio principale del Ministero della Giustizia.

Nel 2006, come responsabile del Dipartimento sicurezza del partito, tra le cose che ricorda come le più stimolanti, vi è la collaborazione con Luciano Violante per la riforma dei servizi segreti.

Alle elezioni del 2008 è riconfermata alla Camera dei deputati nelle liste del Popolo della Libertà, legislatura durante la quale coprirà l’incarico di vice capogruppo responsabile dell’ufficio legislativo alla Camera; rivestirà il ruolo di Vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera e responsabile del Dipartimento sicurezza e immigrazione.

Nel 2013, rieletta alla Camera dei deputati, è sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nel governo Letta. Si dimetterà quando sceglierà di passare all’opposizione con il gruppo di Forza Italia.

Nel 2018 è rieletta alla Camera nel proporzionale in Calabria e dal 2016 è vicesindaco della città di Cosenza fino al dicembre 2019.

Nella corrente legislatura ricopre l’incarico di vicepresidente della Commissione antimafia ed è membro di diversi organi parlamentari.

Dal 2013 è coordinatrice regionale della Calabria di Forza Italia, un partito in cui è nata e si è formata politicamente, grazie anche al rapporto esclusivo e speciale con Silvio Berlusconi, suo mentore e guida politica, del quale le piace sottolineare l’aspetto umano e ricordare l’affetto dimostratole alla morte di suo padre Nicola. Berlusconi volle starle vicino, dimostrandole che in politica possono esistere – ed esistono – rapporti autentici.

Le tre parole che descrivono meglio la donna politica, Jole Santelli, sono: coerente, leale e aperta. “Coerente, perché se credo in una cosa la difendo.

Leale, perché a differenza delle persone fedeli, che dicono sempre di sì a prescindere – e che prevalgono in politica – le persone leali sanno dire di no e io le preferisco.

Aperta: sono sempre abbastanza convinta delle mie idee, perciò credo fortemente nel confronto, utile anche a migliorarle”.

“Mi sento una candidata scelta dal destino” dice, riferendosi a questa nuova sfida elettorale che la vede correre alla Presidenza della Giunta della Regione Calabria, “ci credevo, volevo il cambiamento della Calabria e avrei collaborato in qualsiasi ruolo, ma non pensavo in un ruolo in prima fila. Quando, per una serie di eventi e congiunture, indipendenti dalla mia volontà, si è determinata la condizione per cui la candidata fossi io, mi sono trovata di fronte ad una scelta: abbandonare il campo, con un atto di pura vigliaccheria, oppure accettare e mettere alla prova tutti gli ideali che ho sempre decantato. Sapete tutti com’è andata”.